#diariodibordo 🇮🇹 Pressure Drop Brewing Bosko India Pale Ale da quel di Londra. Avevo già urlato ai 4 venti il mio amore per questa birra quando la trovai alla spina. Ora il mio giovane amore inarticolato è diventato forte e adulto. Per cui dalle emozioni, urlate e volatili, si passa alle parole e ai fatti, ponderati e scolpiti nella roccia.
La schiuma è bianca e non in grande quantità, mediamente persistente e di grana media. Il profumato liquido all’interno del bicchiere è ambrato e velato. I suoi 6.5 gradi sono accompagnati da luppoli americani (mosaic e amarillo) e dal malto crystal. Sulla carta, non ci dovremmo aspettare alcun guizzo.
Al naso percepiamo subito un resinoso molto piacevole unito a note di zest di agrumi e arancia amara, il tutto legato da una leggera punta di caramello. Si distinguono anche i sentori della noce verde e dei pinoli insieme ai più classici litchi e mango fino ad arrivare all’uva, al dank e al biscotto.
In bocca è amara, quell’amaro da radice, come la china; è leggermente caramellata, morbida sul palato anche se non proprio un velluto. Tornano l’arancia, la zest di agrumi, la resina e le noci. Alla fine si percepisce il succo di arancia o agrumi in generale unitamente alla nota amara; si uniscono a queste sensazioni sentori di biscotto e di crostata alla frutta. In bocca, la componente tropicale è meno esplosiva.
Carbonata, ma senza tagliare la lingua, la birra è assai beverina. In fondo, una piccola nota vegetale da pellet.
Il guizzo, infine, c’è stato: la stratificazione dei sapori è sorprendente. Amore corrisposto e confermato dunque, una birra inaspettata in un momento inaspettato.
Gianluca


